|

“Aromatica”, tra Diano Arentino, Diano Castello, Diano San Pietro e Villa Faraldi. E’ quanto è accaduto nello scorso finesettimana, quando, la biennale manifestazione dedicata alle piante aromatiche – una coltivazione che ha sostituito in parte quella tradizionale dei fiori, nel Ponente ligure – ha avuto luogo. Finesettimana di tempo limpido e caldo, per fortuna. Turisti scesi in colonna dalle regioni del nord verso il chiaro mar Ligure (16 bandiere blu, quest’anno!): Piemonte e Lombardia, in particolare.
Ma Aromatica, cui Travel2Liguria ha partecipato con quattro conferenze dedicate all’ulivo, ha insegnato soprattutto che, accanto alla Liguria delle spiagge e delle coste, c’è la Liguria degli entroterra. Tante volte più vera e legata alle tradizioni secolari. L’ulivo è simbolo di queste tradizioni. L’ulivo è longevo, anzi, gli antichi lo ritenevano una pianta immortale.
Lo ha spiegato Stefano Termanini, editore di Travel2Liguria, durante la prima conferenza, alle 12 del 1° maggio, presso l’Azienda Agricola Musso di Diano Arentino. Non soltanto letture di passi – poetici e non – dedicati all’ulivo, ma una vera e propria “cavalcata” attraverso immagini letterarie dell’ulivo. Prima quelle, famosissime, di D’Annunzio, Grazie Deledda e Salvatore Satta, poi quelle liguri di Mario Novaro (nei suoi Murmuri ed echi), di Sbarbaro e di Montale. Ma l’ulivo è presente anche, come si è letto, insieme, sotto gli ulivi…, nel libro-icona il Dottor Antonio, di Giovanni Ruffini, vera occasione di scoperta della Liguria da parte delle ricche famiglie inglesi.
La seconda conferenza, lo stesso primo maggio, nel pomeriggio, ha portato i partecipanti della manifestazione dall’antichità all’epoca contemporanea. L’ulivo in Esiodo e in Omero – c’è, nell’Odissea una già ben delineata civiltà dell’ulivo e Ulisse aveva costruito nel tronco di un ulivo centenario il proprio talamo nuziale – poi nell’antica Roma, quindi al tempo dei monaci benedettini, che trasformarono il paesaggio ligure e cominciarono la straordinaria opera dei terrazzamenti, sostenuti da muretti a secco. La conferenza si è conclusa con la lettura di un testo di Francesco Biamonti, scrittore legatissimo al paesaggio della Riviera di Ponente e alla coltura dell’ulivo. Si è trattato dell’ultimo testo di Biamonti: un auspicio affinché la civiltà dell’ulivo potesse ritornare.
Con la terza conferenza, sabato 2 alle ore 12, a Diano Castello, nei pressi della Madonna della Neve, si è andati alla ricerca delle radici della civiltà mediterranea dell’ulivo. Giovanni Boine e il suo celebre testo sulla crisi degli ulivi in Liguria ha fatto da filo conduttore, ma poi si sono succeduti altri brani di Petrarca, Orazio (com’era la campagna laziale al tempo di Orazio?), di Columella e, infine, ancora di Omero.
La domenica, alle 12, presso Tovetto, nel comune di Villa Faraldi, era in programma l’ultimo appuntamento del ciclo, con la presenza straordinaria di Virgilio Pronzati, per un duplice contributo: storico-economico da parte di Stefano Termanini ed enogastronomico da parte di Virgilio Pronzati.
|