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Seborga, piccolo principato PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano Termanini   

Cenni storici sulla Liguria di Ponente

La Liguria di Ponente aveva fatto parte della Gallia celtica, che i Romani avevano conquistato e annesso durante la Prima guerra punica, intorno al 250 a.C. Il possesso della Liguria occidentale non era stato, tuttavia, esente da alti e bassi. Durante la Seconda guerra punica i Liguri occidentali si erano alleati con i Celti e avevano dato vita a un patto con i Cartaginesi. Nel 185 a.C., perduta la battaglia per l’indipendenza, i Liguri abitanti della costa, occidentali e orientali, furono soggetti allo jus italicum. Quest’ultimo non si applicava, tuttavia, alle popolazioni dell’entroterra, considerate barbare. A queste ultime la lex romana e lo jus italicum furono applicate soltanto dopo la completa sottomissione della Gallia, avvenuta nel 14 a.C., sotto il principato di Ottaviano Augusto, primo imperatore romano.

Cesare Augusto vincitore dei Galli (e il Trophée des Alpes de La Turbie) e la Liguria bassomedievale

Se si va a La Turbie, piccolo centro ai confini con l’Italia, si può ammirare ancora oggi, non senza una certa dose di stupore, il trofeo eretto in onore di Ottaviano e della sua impresa, il Trophée des Alpes, ove si riportano i 46 nomi delle tribù galliche sconfitte e annesse ai territori dell’impero. Il marmo stesso usato per costruire il trofeo fu portato fin qui dagli sconfitti, segno tangibile e azione di sottomissione.
La Liguria ebbe la cittadinanza romana nel 63 d.C., con il provvedimento di estensione della cittadinanza romana alle popolazioni della penisola italica voluto da Nerone, e seguì le sorti dell’impero romano, venendo invasa dai barbari quando questi si riversarono sulle terre della penisola. Poi, con Odoacre e Teodorico, la Liguria godette di quella pax gotica che, fino allo scatenarsi delle guerre volute da Giustianiano, imperatore romano d’Oriente, interessò tutta l’Italia. Ci furono i Longobardi (fino al 770) e quindi i Franchi. Il Contado di Ventimiglia fu un’istituzione e un’invenzione di Carlo Magno. Era un territorio assai vasto, al confine con la Marca Tuscia e sotto la giurisdizione del marchese di Toscana, Bonifacio I, conte di Lucca. Chi si staccò dalla marca Tosca per rendere indipendente la contea di Ventimiglia fu Bonifacio II, nipote del già citato Bonifacio I e figlio di Adalberto, che approfittò di un momento di vacatio sedis del Sacro romano impero (vacatio che durò dall’abdicazione di Carlo II il Grosso, avvenuta nell’887, all’incoronazione di Berengario I, del 915).


Dalla donazione del feudo di Seborga ai monaci di St. Honorat di Lérin alla sua cessione ai Savoia

Seborga, a quel tempo, non si chiamava ancora così, bensì Bordighetto. nei documenti compare spesso sotto l’indicazione di castrum, ovvero «città o luogo fortificato». Qui i conti di Ventimiglia scelsero di essere sepolti, anche se le loro tombe non sono mai state identificate con precisione. Sarebbe questa una delle ragioni e forse la più importante delle elargizioni, dei benefici, delle concessioni con cui i conti di Ventimiglia gratificarono Seborga. Ma andiamo avanti con la storia. I diritti di possesso sulla Liguria occidentale passarono, nel 923, ai conti di Provenza. L’anno seguente il conte Guido di Ventimiglia donò ai monaci di St. Honorat di Lérins, che facevano parte della contea di Provenza, i diritti sul Castrur Sepulchri e sulla cappella di S. Michele a Ventimiglia. La donazione fu rinnovata e confermata nei documenti degli anni successivi, usciti dalla cancelleria dei figli di Guido, Corrado III e Ottone III. Nel 1041 si ribadì che della giurisdizione sul castrum doveva intendersi titolare l’abate del monastero di St. Honorat di Lérins. Circa negli stessi anni anche la casata dei Savoia aveva origine (1003), nella persona di Umberto “Biancamano”, elevato alla dignità comitale dall’imperatore Enrico II di Sassonia. Nel 1030, inoltre, Genova estese il proprio potere fino a Ventimiglia, città che sarebbe rimasta sotto il dominio genovese fino al 1815, quando, con il Congresso di Vienna, sarebbe entrata a far parte dei domini del re di Savoia, insieme a tutta la Liguria. I conti di Ventimiglia si estinsero con Giovanni Antonio (m. 1476), che dispose che, alla sua morte, tutti i territorio facenti parte del feudo passassero a Genova. Ma Seborga si mantenne indipendente e, nel 1666, forti della dignità principesca di cui l’abate di St. Honorat si fregiava, in quanto massima autorità sul feudo, si cominciarono a coniare monete.
Per l’ordine il feudo di Seborga era un peso: bisognava amministrarlo, non produceva reddito... I monaci di St. Honorat di Lérins cercarono di venderlo e il solo acquirente possibile (e naturale) fu il duca di Savoia, che si offrì di acquistarlo per 25.000 scudi dall’abate di St. Honorat, Giuseppe de Meyronnet. La trattativa, tuttavia, non andò in porto per l’ostilità di Genova e, al principio del Settecento, cercando nuovamente di cedere il feudo di Seborga, l’abate di St. Honorat si disse disposto a vagliare le offerte che gli fossero pervenute e a cedere il principato, con tutti i suoi diritti, al miglior offerente. Nulla si fece anche questa volta. Alla vendita si giunse soltanto nel 1729, dopoché i monaci ricevettero la necessaria autorizzazione pontificia e quella del priore della chiesa di Montemaggiore, a cui il conte Guido di Ventimiglia aveva destinato la titolarità del feudo nel caso in cui l’abate di St. Honorat di Lérins avesse voluto venderlo. Il re di Sardegna acquisiva Seborga e tutti i diritti che vi erano connessi per 35.000 scudi. L’ultimo “principe di Seborga”, ovvero l’ultima persona che si fregiò del titolo di principe di Seborga (benché non sia ancora chiaro a che cosa si debba la trasformazione del titolo di “signore” in quello di “principe” e non si sappia se il feudo di Seborga sia divenuto “pricnipato” in seguito all’avvallo di papa o imperatore), fu l’abate di St. Honorat Eraldo di Cannes (1716).

La zecca di Seborga

Sulle monete coniate a Seborga, per la prima volta, comparve, per il feudo, la qualifica di “principato”. Le monete (di cui restano oggi soltanto 12 esemplari, rarissimi, quattro dei quali già appartenute ai Savoia, cui furono spedite dal plenipotenziario Lea, durante le trattative per l’acquisto del feudo e poi il soprallouogo degli archivi di St. Honorat) furono male accolte nei domini in cui circolarono: in Savoia ne fu proibito l’uso; così in Piemonte e in Francia. Soltanto in Oriente poterono circolare ed essere cambiate con altre monete di corso riconosciuto. Non a lungo, tuttavia. La quantità di argento dichiarata risultò, infatti, ben presto diversa dalla quantità realmente presente nelle monete e il podestà di Seborga, Giuseppe Antonio Biancheri, nel 1719, consegnò alla Repubblica di Genova i materiali, i metalli e i conii.


Economia e gestione del feudo al tempo dei monaci di St. Honorat

Dopo la cessione del feudo ai Savoia, il plenipotenziario del re, l’avvocato Lea, giunto nell’archivio di Seborga, conservato presso il monastero di St. Honorat, non vi trovò molti documenti originali, tra cui alcuni inventari di beni abbaziali e i documenti con cui si stabilivano i corretti confini del principato.
Nel tempo del loro dominio, a Seborga, i monaci benedettini di St. Honorat non costruirono mai né un castello né un monastero. Non sentivano, probabilmente, il bisogno di munire e difendere un luogo che presentava assai scarse attrattive, né avevano intenzione di venire a insediarvisi. Il solo intervento di rilievo volto a dare una sede al potere che essi esercitavano in Seborga consistette nella trasformazione di un vecchio edificio, collocato al centro dell’abitato. Alla fine del Settecento veniva qui a risiedere per il periodo estivo monaci malati o anziani, che potessero trarre beneficio dall’aria più fine del luogo (non dimentichiamo che St. Honorat di Lérins aveva sede su un’isola davanti all’attuale Cannes, mentre Seborga si colloca a 517 metri s.l.m.). L’economia locale era legata allo sfruttamento del suolo, all’agricoltura e alla pastorizia. Gli animali che venivano allevati qui erano, quasi tutti, di piccola taglia o da cortile.


Il "nuovo" principato di Seborga

Ma, per davvero, oggi Seborga è un principato? Seborga è un comune italiano, come tutti gli altri. La carica di principe, di cui è stato investito un cittadino di Seborga, Giorgio Carbone, deriva, dunque, da una rivendicazione che ha per fondamento il giusto orgoglio dei seborghini verso la propria storia, ma che non ha riconoscimento giuridico. Ecco come è andata. Un principe a Seborga, ammettendo di volerne restaurare la dignità principesca, occorrerebbe andare a cercarlo tra gli ecclesiastici. Più in particolare, tra gli abati di St. Honorat di Lérins, che ancora esiste. A Seborga, invece, si è preferito indire un plebiscito. La popolazione di Seborga ha, dunque, eletto nel 1963 e poi ha confermato nel 1995, Giorgio Carbone al ruolo di principe di Seborga, con il nome dinastico di Giorgio I e il trattamento di Sua Altezza Serenissima. Si noti che l’elettività della carica ha fondamento nel fatto che, a mantenerla, quando Seborga era feudo indipendente, furono religiosi. Giorgio I di Seborga ha nominato i Priori, costituendone un consiglio. In seguito ha nominato i Cavalieri della Corona e il Consiglio dei Ministri. Si sono poi aggiunti i Cavalieri di S. Bernardo. Lo Statuto di Seborga è stato stilato sulla base dei documenti del 1261, quindi approvato in un’apposita asseblea popolare nel 1995. Insomma, le cose si sono fatte per bene...
Giorgio I governa emando leggi e decreti, che vengono affissi all’albo pretorio del palazzo del Governo. Targhe automobilistiche, monete, francobolli, bandiere ecc. vengono prodotte e vendute a scopo turistico. L’intento autonomistico e “principesco” di Seborga, perseguito con grande determinazione, sta portando grande interesse verso questo piccolo paese, che si è molto sviluppato turisticamente negli ultimi anni. Il merito va anche a S.A.S. Giorgio I, molto amato dai suoi “sudditi”.

[per approfondimenti:
- GUSTAVO OTTOLENGHI, Seborga ieri oggi domani. Storia e realtà fra miti e leggende, Ed. Casabianca, Sanremo 1996;
- voce Seborga su Wikipedia
- www.ilcaffaro.com il sito ricco di informazioni e articoli storici su Genova e la Liguria].

 
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